In questa sezione pubblichiamo tutto ciò che riguarda le pratiche idro-termo-fango-terapiche.

Le Ecchimosi, un stravaso di sangue in un tessuto solitamente conseguenziale ad un trauma contusivo in grado di danneggiare le pareti dei vasi sanguigni, senza rompere i tegumenti.
Vi chiederete come mai voglio parlare di questo banale ma non troppo, ben conosciuto e raro argomento dovuto per lo più a cadute e botte varie.
Direte che queste macchie si risolvono da sole e quindi, a che serve fare un trattamento?
Ecco ne voglio parlare perché le ecchimosi sono a volte indotte da danni più seri e, in questo periodo, ho avuto molte segnalazioni di questo problema da un certo numero di persone che non hanno subito situazioni traumatiche, ma che hanno visto queste petecchie, a volte accompagnate anche da dolore e altro, nell’immediato o medio periodo post-vaccinale.
Si, l’ecchimosi è in pratica un stravaso di sangue in un tessuto, espressione appunto di una contusione in grado di rompere le pareti dei vasi sanguigni lasciando però alterata la pelle ma, come dicevo, vi sono ecchimosi di grave entità che si manifestano con un copioso accumulo di sangue in un tessuto e rivestono un significato patologico più importante che conosciamo come ematomi.
L’ecchimosi può essere riscontrata direttamente sulla pelle o coinvolgere una membrana mucosa più interna.
Come per l’ematoma propriamente detto, i traumi e le contusioni non costituiscono le uniche cause che scatenano questo fenomeno: lo fanno anche eventuali alterazioni dalla capacità coagulativa del sangue (uno dei problemi indotti dalla spike), ma anche leucemia e terapie anticoagulanti in grado di causare lividi simili.
Sia ben chiaro, come ho già rilevato, le ecchimosi più frequenti sono indotte da traumi o contusioni di lieve o media entità e, in mancanza di queste situazioni, il problema è senza dubbio da non sottovalutare, visto che le ecchimosi possono dipendere da alterazioni della coagulazione sanguigna come nel caso di emofilia, leucemia, insufficienza di trombociti, ma anche ad alcune malattie, dalla flebite al lupus, dallo scorbuto alle terapie anticoagulanti mal monitorate.
Ma quali sono i sintomi di queste poco estetiche petecchie?
Senza dubbio il sintomo principale dell’ecchimosi è il dolore, la cui intensità dipende dalla gravità della contusione inferta ed è spesso concomitante a gonfiore e percezione di calore locale.
I segni visibili di questo problema sono invece il colore, la cui Cromia varia dal rosso, (subito dopo la botta), al blu/viola (dopo 4-6 gg) e verde giallo (dopo 7-10 gg).
Ora, visto che l’argomento non è così banale come si pensava, direi che ci conviene approfondirlo ed eventualmente, oltre che sulla causa, intervenire anche a livello locale con l’aiuto di impacchi e impiastri.

Trattamento e Rimedi
Le ecchimosi di lieve entità tendono ad autorisolversi nell’arco di pochi giorni giacchè l’emorragia si riassorbe lentamente, scomparendo del tutto dopo un breve periodo di tempo.
Per velocizzare i tempi di guarigione, si consiglia di applicare sul trauma appena avvenuto, delle borse del ghiaccio per il loro effetto vasocostrittore dovuto al freddo che limita la fuoriuscita di sangue dai vasi lesionati dal trauma.
Oltre a questa proprietà, il ghiaccio conferisce un buon effetto anestetizzante, mascherando temporaneamente il dolore.
Questa pratica, se non in situazioni pesantissime, è tralasciata dal naturoigienismo che preferisce l’applicazione quantitativa di fango, rinnovandolo ogni volta che si scalda troppo.
Ecco, io consiglio, laddove possibile, riempire una vaschetta con fango e immergervi la mano, il dito, il piede o la gamba (chiaramente più difficile, a meno che si disponga di vaschette profonde).
Se il fango comincia a scaldare, spostarsi dalla parte che è più freddo.
In questo caso, oltre a frenare il versamento, si ottiene anche un effetto disinfiammante e osmotico dal corpo all’impiastro.
In caso di gravità con espansione notevole del trauma e delle macchie (maschere ecchimotiche), la medicina consiglia di assumere farmaci antinfiammatori per ossa, e applicare localmente direttamente sulla superficie dell’ecchimosi delle pomate analgesiche.
Se la situazione non è gravissima, esistono complessi di piante o piante singole, così delle pomate su base naturale che si prestano bene allo scopo. Possiamo pensare ad arnica (salvo lesioni cutanee e ferite aperte) e calendula indicata anche in caso di ferite aperte.
Attenti però, quando la lesione è frutto di alterazioni della capacità coagulativa ematica, è necessario risalire alla causa che ha indotto l’ecchimosi, ed intervenire di conseguenza anche con supporto medico.

Azione antiecchimosi.
Le piante più usate sono l’arnica, il tamaro e la margheritina.
Dell’arnica si utilizzerà prevalentemente la T. M., un estratto idroalcolico di pianta fresca ottenuto secondo le proporzioni definite dalle farmacopee europee nelle sezioni dedicate alle preparazioni omeopatiche, come pure della margheritina (bellis perennis).

Il Cornus sanguinea in macerato di gemme, a uso interno è utilissimo come coadiuvante delle applicazioni esterne.
Si prendono 30 gocce ogni 1/4 d’ora nei casi acuti e 50 gocce 3 volte al dì dopo la fase acuta.
CORNUS Sanguinea o Sanguinello, è un riassorbente nei traumi toracici e addominali, specialmente se accompagnati da fratture interne.

Le T.M. saranno diluite con 3-4 parti di acqua, specialmente l’arnica.
Nei casi in cui vi sia una ferita profonda, l’arnica andrà sostituita dalla calendula T.M., come pure il tamaro.
Quest’ultima pianta è meno nota, ma è molto diffusa da noi, specialmente lungo i fossi in pianura e in collina); il suo nome scientifico è Tamus communis, una pianta rampicante esile, dalle foglie lucide e cuoriformi che produce delle bacche rosse.
La radice fresca è la parte medicamentosa da utilizzare, preferibilmente grattugiata, che andrà mescolata a un veicolo di base che in certe tradizioni popolari è costituito dallo strutto.

Ottimi risultati si ottengono anche dall’applicazione di pezzuole intrise di aceto, così come pure impacchi con decotto di equiseto, o meglio, argilla impastata con questo decotto magari associato ad arnica o calendula.
Ricordo che le varie piante citate possono essere utilizzate per preparare l’impiastro di argilla o terra, migliorandone l’efficacia.

Rilevo che, qualora si producessero eritemi e piccole lisioni epidermiche, bisognerà evitare l’applicazione a base di aceto e arnica. Qualora si utilizzassero le foglie di verza schiacciate o in poltiglia, questa applicazione sarà sospesa in caso di forte irritazione della pelle.

Articolo di Corrado Tanzi pubblicato in forma vocale nella rubrica “Pillole del giorno” nel canale Telegram “Medicina Naturale Naturoumanista”.


Serata divulgativa del 21 aprile 2022. Relatrice Maria Nadia Terrin, Consulente di primo livello (iridologo).

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Serata divulgativa del 6 giugno 2021. Miriam Marini

Per fare i bagni genitali è utile attrezzarsi di una tavoletta di legno (impermeabile). Non si trova in commercio per cui è necessario recarsi da un falegname o farla da sé. Le misure le potete vedere nella foto qui sotto. A Vicenza abbiamo un socio in grado di farle ma i costi di spedizione sarebbero più alti del costo di produzione, per cui valutate voi. Noi siamo a disposizione. Larghezza 37 cm – Altezza 39.

Per versare l’acqua si usa una spugna oppure un bicchiere. La durata è di 30 minuti 0 15 se non si ha tempo. Munirsi di un timer. Nella foto è a forma di uovo e può essere in acciaio inossidabile o plastica. Per non annoiarsi si può ascoltare della musica oppure una conferenza interessante. Si possono ripetere frasi positive o cantare.

L’acqua deve essere a 12 gradi per cui d’estate è meglio raffreddarla con del ghiaccio o usando acqua da frigorifero. Si può far scorrere l’acqua oppure riempire il bidè. In questo ultimo caso meglio cambiare l’acqua ogni 10 minuti. Per misurare la temperatura dell’acqua munirsi di un termometro per alimenti.

Tutte le ore del giorno vanno bene. Lontano dai pasti, naturalmente: almeno mezz’ora prima o minimo tre ore dopo.

AVVERTIMENTO PER LE DONNE!

Durante il periodo mestruale la donna non deve praticare nessuna applicazione idrica fredda; le è consentito solo il cataplasma di fango freddo applicato sul ventre durante la notte, in special modo se le mestruazioni sono dolorose. Le terapie idriche si devono sospendere tre giorni prima che inizi il ciclo e, riprese a fine ciclo, ossia dopo cinque giorni dall’inizio.

Testo tratto dal libero VIVI CON GLI AGENTI NATURALI di Luigi Costacurta - pag. 112

Il bagno genitale, riferendoci alla donna, non si deve confondere con le tradizionali irrigazioni vaginali interne che, per la maggioranza dei casi sono congestionanti, quando non contribuiscono a peggiorare la condizione della malattia. La natura del nostro organismo se aiutata, è in grado di eliminare ed espellere tutto ciò che altera la sua normalità funzionale.

Il vero bagno genitale, ideato da Kuhne, è una delle più importanti pratiche idroterapiche. Si applica esternamente in modo specifico sui genitali e propriamente sulla zona compresa tra il perineo ed il pube. La sua applicazione consiste nel versare sulla zona, l’acqua fredda in modo alterno, o meglio ancora, ad intervalli di 2 secondi con una spugna imbevuta d’acqua, dal basso ventre verso l’alto e viceversa, senza strofinare le labbra esterne della vagina.

[…] Tutto il corpo deve essere ben coperto, si tolgono le mutandine, però con questo non ci si deve bagnare neanche le natiche. Avendo un bidè, si metterà per traverso una tavoletta e ci si siederà sopra evitando che l’acqua bagni il sedere.

Non disponendo del bidè si può utilizzare una qualsiasi vaschetta la cui capacità non sia inferiore ai 25 litri d’acqua.

[…]

Se il male interessa la sfera genitale, ossia gli organi genitali in genere ed urinari (vescica, prostata, uretra e reni), il tempo di applicazione conviene che non sia inferiore ai 30 minuti e si ripeterà il bagno al mattino e al pomeriggio lontano dai pasti (possibilmente mezz’ora prima) e alla sera prima di coricarsi. Mentre se il male dovesse interessare solo il basso ventre e l’ultimo tratto del colon discendente ed il retto, sono più che sufficienti 15 minuti di applicazione, ripetuti due o tre volte al giorno.

Un avvertimento: poiché la reazione di questo bagno è decongestionante e derivativa, in talune circostanze il processo infiammatorio viene attirato in superficie; pertanto sulla parte esterna dei genitali si possono originare delle forti irritazioni, le quali si instaurano sui bordi esterni della vagina per le donne o sul prepuzio e glande per gli uomini. Non ci si deve allarmare, si deve continuare imperterriti con l’applicazione avendo l’avvertenza di non frizionare la parte.

In caso di forti emorragie vaginali, il bagno genitale è la pratica più indicata. Trattandosi di emorragia, l’applicazione, senza interruzione, verrà protratta fino a cessazione, per un’ora e più talvolta. Generalmente entro l’ora, l’emorragia dovrebbe risolversi; lo dico per esperienza in quanto con questa metodica, consigliata solo a mezzo telefono, ho aiutato diverse donne.

[…]

Durante questo tipo di cura, talvolta può manifestarsi la comparsa o la fuoriuscita di determinati flussi vaginali, uretrali e anali. Non dobbiamo interpretare questa sintomatologia in senso negativo e tentare di soffocarli, con l’utilizzo del farmaco, poiché essi, sono l’effetto del risveglio organico, con il quale l’organismo tende a liberarsi di tutte le morbosità interne trattenute o soffocate in precedenza […]

L’effetto decongestionante dell’acqua applicata secondo la metodica alternata, disinfiamma tutti i tessuti epiteliali; stimola il processo di diosmosi pertanto, fluidifica il sangue e nel contempo, lo libera, dalle sostanze estranee che […] per lo squilibrio termico, rimangono in circolo.

[…]

Per me è il bagno che più stimola l’attività nervosa eliminatrice dell’organismo.

Per l’uomo ha la stessa efficacia. Si attua solamente sul pene e, propriamente, sul glande (volgarmente detto testa), ricoperto dal prepuzio, ossia quella pelle che lo circonda, senza bagnare nessuna altra parte del corpo quindi, non si devono mettere i testicoli o lo scroto in acqua. Non si devono bagnare le natiche e nessun’altra parte del corpo. Si concede solo qualche strofinata sul pube. Si prende il pene con la mano sinistra assicurandosi che il prepuzio copra il glande invece, con la mano destra si prende la spugna o il bicchiere.

All’uomo circonciso, il bagno genitale è sconsigliato ma può praticare il bagno vitale di Vander, il quale può essere praticato da qualsiasi uomo, donna, bambino o anziano.

Tratto dal libero VIVI CON GLI AGENTI NATURALI di Luigi Costacurta - pag. 147/152

Perché si consiglia di camminare a piedi nudi sull’erba?

*Camminare a piedi scalzi sulla terra, specialmente quando è umida e rimossa, è una pratica fortificante del sistema nervoso, perché mentre fa espellere per i piedi le sostanze malsane, purifica e facilita l’assorbimento delle correnti magnetiche ed elettriche dell’atmosfera, attraverso il nostro corpo. Perciò si consiglia ai sani ed agli infermi di camminare a piedi scalzi sulla rugiada, allo spuntare del sole, almeno 5 o 10 minuti ogni giorno, cercando poi la reazione con lunghe passeggiate specialmente in collina.

Il movimento è vita, e nella Natura vediamo che tutti gli esseri animati vivono muovendosi. L’esercizio fisico è uno degli stimolanti della forza vitale, perché mettendo in attività tutte le funzioni del corpo, favorisce il ricambio organico. Ogni movimento attiva la circolazione del sangue, la respirazione, la digestione e favorisce l’eliminazione dei prodotti consumati. Quindi, il nostro corpo, per avere un buon funzionamento, necessita giornalmente, come minimo, di alcune ore di esercizio. Nel caso non si possa disporre di tale tempo, si consiglia di praticare qualche movimento ginnico al mattino alzandosi, a mezzogiorno e alla sera prima di coricarsi.

I migliori esercizi sono quelli naturali, come camminare, praticare ascensioni ai monti, lavorare la terra ecc. Non potendo fare ciò giornalmente, ripeto che si devono praticare esercizi con flessioni di gambe, di busto, e in generale tutto quello che è necessario per porre in attività tutte le parti del corpo.

 

*Fonte: La Medicina naturale alla portata di tutti di Manuel Lezaeta Acharan. Pag. 148 Capitolo XIX La propria forza vitale è l’unico agente curativo. FB Edizioni. 26° edizione italiana. ISBN 88-88582-00-2

 

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