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L’effetto Pigmalione: se tratti bene una persona, ti diventa simpatica, se la tratti male ti diventa antipatica.

In natura esiste una legge chiamata Entropia, secondo a quale le cose lasciate a se stesse tendono al disordine; la casa si sporca da sola e bisogna spendere energia e intelligenza per tenerla pulita; non basta pulirla una volta per tutte. Vale anche per l’amore nel matrimonio: se viene lasciato a se stesso deperisce e muore. Solo un costante impegno (energia e intelligenza) produce un progresso, e solo una azione attiva produce amore e vita. 

L’amore non può essere paragonato ad un fiore, perché nessun fiore dura a lungo. L’amore può essere paragonato ad un giardino, in cui i fiori nascono e muoiono, ma il giardino è sempre fiorito. La mente della donna cambia; la mente dell’uomo cambia; cambiano le aspettative, i desideri, i gusti e le insofferenze. Cambiano i sentimenti e le loro espressioni, cambia il modo di parlare, di capire ed anche di guardare. Come si può pretendere che l’amore non cambi mai?

Il seme ha bisogno di terra e l’amore ha bisogno di carezze e di tenerezze fatte con il corpo, sia da fidanzati che da sposati. 

Il seme ha bisogno di acqua e l’amore ha bisogno di pensieri e parole. L’uomo ama parlare di fatti e di concetti (razionalità) mentre la donna ama parlare di relazioni e di persone (sentimento). È importante che ci sia una certa quantità di scambio a due su argomenti che ciascuno ama, altrimenti il seme dell’amore inaridisce. 

Il seme ha bisogno del sole e l’amore ha bisogno di emozioni.

Il seme ha bisogno di tempo e l’amore ha bisogno di lasciar scorrere il tempo alla sua velocità. Imparare a dare al coniuge il tempo che gli serve è essenziale per coltivare l’amore nel matrimonio.

Se impariamo a ricevere dal cielo l’amore che ci serve, non solo non assilleremo i nostri cari con richieste di affetto, ma saremo noi a donare affetto a loro e quando doneremo riceveremo perché scatterà la molla anche nell’altro. Ricchi dell’amore spirituale potremo far nascere il vero amore, mescolandolo con quello mentale. E questo amore sarà duraturo, perché non dipende dagli umori del nostro coniuge e dai nostri, ma viene alimentato da una Legge della Natura.

 

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L’opposto dell’amore non è l’odio, ma l’egoismo. Egoismo è desiderare che gli altri ci rendano felici. Amare è desiderare di far felice gli altri. Quando spinge all’azione, l’egoismo impone e prende. L’amore propone e dona. Ci sono espressioni popolari che creano confusione perché si riferiscono all’egoismo, chiamandolo amore. Ecco qualche esempio:

Morire (o soffrire) d’amore. Si muore (o si soffre) solo per egoismo, mai per amore. Ti amo da morire. In effetti si intende Ti desidero da morire, ed è egoismo.

Se mi ami, dimostramelo. Chi dice questo non ama ma desidera: vuole ricevere, non dare. Pretende che sia l’altro ad amare, non lui.

La gelosia è una prova d’amore. In realtà è manifestazione di egoismo e di sfiducia.

Altre imprecisioni linguistiche che creano confusione è l’uso del termine amare. Nella lingua italiana, al contrario di quella americana, esistono termini diversi per indicare livelli di amore diverso. L’omogenizzazione della cultura ci sta abituando alla semplicità e anche i nostri comunicatori hanno iniziato ad usare I love, indistintamente, per persone, animali e addirittura oggetti: amo la mia macchina del caffè.

Si dovrebbe dire mi piace la musica, lo sport, il ballo, ecc. e non io amo la musica, lo sport, il ballo, ecc. Voglio bene al mio gatto, non “amo il mio gatto”.

Il termine amore è riservato ad una persona speciale. Voler bene esprime esattamente il concetto di amare, ossia volere il bene dell’altro, ma con una intensità minore. Mi piace, non riguarda il dare ma il ricevere. L’ego istintivo di natura tende a pensare solo a se stesso; tutti nasciamo egoisti e sappiamo cosa sia mi piace. Ma non tutti impariamo a voler bene e ad amare.

 

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Che cos’è il perdono?

È una questione che riguarda l’altro o me stesso?

Ricordiamoci che per avere giustizia, ognuno di noi perde la propria pace interiore. Il perdono riguarda noi stessi. È l’egoismo positivo che dobbiamo coltivare per il nostro benessere mentale e spirituale.

*Edward Bach scrisse: È quando permettiamo alle altre persone di interferire che smettiamo di ascoltare i dettami della nostra anima, e questo genera disarmonia e malattia. Nel momento in cui il pensiero di un’altra persona entra nelle nostre menti, veniamo distolti dal seguire il nostro vero percorso. […] Le interferenze capitano in ogni vita […] e sono necessarie per imparare a resistere loro. […] la velocità con la quale progrediamo dipende completamente da noi. […] Più grandi saranno le difficoltà apparenti nel nostro sentiero, più saremo sicuri che la nostra missione vale la pena di essere portata a termine. Galileo era convinto che la terra fosse rotonda nonostante lo scetticismo di tutto il mondo e il brutto anatroccolo divenne un cigno pur con il disprezzo di tutta la sua famiglia.

Noi non abbiamo diritto di interferire nella vita di nessun figlio di Dio. Ciascuno di noi ha il suo compito e, nel fare questo, solo noi abbiamo il potere e la conoscenza necessari per compierlo alla perfezione.

[…] La disarmonia, cioè la malattia, si manifesta nel corpo perché quest’ultimo serve solamente a riflettere il compito dell’anima; esattamente come il viso riflette la felicità con il sorriso, e l’ira con la fronte aggrottata. Lo stesso avviene nelle cose più importanti: il corpo rifletterà le vere cause della malattia (che sono la paura, l’indecisione, il dubbio, la rabbia, ecc.) nel disordine dei suoi apparati e tessuti.

 

*Fonte: Edward Bach Raccolta. I dodici guaritori e altri rimedi di Edward Back. Capitolo V Libera te stesso. Pag. 107. Grafiche Turato Edizioni. Traduzione a cura di Susanna Sorbato. Revisione a cura di Loredana Benni, Veron Dalton, Elena Tura. Illustrazione di copertina Francesca Dafne Vignaga. ISBN: 978-88-98997-25-1

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